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INTERVIEW / VIDEO TASTING

Video degustazione Marzemino dei Ziresi 2018 | Vivallis

Vivallis.
Una lettera aperta d’amore verso la propria valle, la Vallagarina, che fra le sue dolci colline ospita vitigni autoctoni e internazionali.

Ci racconta, in breve, la storia di Cantina Vivallis?

Le nostre radici risalgono al lontano 1908: il nostro fondatore, don Giovanni Battista Panizza, ha riconosciuto nella cooperazione un importante strumento per mettere assieme tante piccole forze agricole al fine di costruirne una di ampia portata da cui tutti potessero trarre beneficio. Ogni socio, da semplice agricoltore, ha potuto diventare piccolo imprenditore orgoglioso e sicuro di far parte di una realtà efficiente e dinamica, con la capacità di leggere e di interpretare i segni dei tempi.

Il marchio Vivallis ha raccolto l’eredità secolare della Società Agricoltori Vallagarina – Vallis Agri Scarl – ed è nato ufficialmente nel 2004. “VI” come viticoltori, vite, vino e vita; “VALLIS” a dimostrare il forte legame con la latinità e con le radici della cultura enologica della valle.

Oggi Vivallis esprime la forza delle sue radici grazie a un rapporto consolidato con oltre 700 soci che coltivano uve provenienti da oltre 900 ettari di vigneti posti in zone altamente vocate. Grazie all’uso misurato di tecnologie avanzate, coniughiamo i nostri principi storici con contenuti più moderni per continuare ad essere espressione autentica e dinamica della Vallagarina.

Il significato del vostro logo aziendale?

Il primo marchio SAV è stato disegnato nel 1957 da Fortunato Depero, famoso artista futurista di origine trentina che aveva un forte legame con il territorio della Vallagarina. Al centro sono rappresentati un grappolo d’uva, degli attrezzi da lavoro e la testa di un bue. Il marchio racchiude in sé lo storico ed appassionato legame del lavoro in vigna ed in cantina, coerente espressione del proprio territorio.

Il logo attuale, invece, è il frutto di una proficua collaborazione con Robilant Associati. La “V” richiama la forma della Vallagarina che si estende lungo il fiume Adige ed è contornata da dolci pendii collinari. I tre baffi raffigurano le tre valli che si intersecano con la Vallagarina: Valle del Rosspach, Valli del Leno (Vallarsa e Val di Terragnolo) e Val di Ronchi. La V inoltre ricorda la lettera iniziale del marchio Vivallis e di conseguenza anche i significati del prefisso aggiunto, ovvero viticoltori, vite, vino e vita.

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda? A quanto ammonta la produzione annua?

La nostra produzione annua di vino imbottigliato si attesta sulle 130.000 bottiglie, suddivise su 5 linee di vini: Classici, Superiori, Depero, Stif 2059 e Valentini di Weinfeld.

Indubbiamente il portabandiera della nostra produzione è il Marzemino: in Vivallis viene interpretato nelle sue versioni più conosciute, Isera e Ziresi. Accanto ad esso il Moscato Giallo dolce del nostro Castel Beseno Superiore.

Il Trentodoc si sta ritagliando un ampio spazio all’interno della nostra cantina. Proprio di recente al Valentini Brut e al Rosé abbiamo affiancato un’altra “bollicina di montagna”: un Trentodoc Riserva ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero che affina oltre 60 mesi sui lieviti.

Negli ultimi anni Vivallis sta puntando sul progetto selezione della linea Stif al fine di valorizzare alcuni vitigni bianchi e rossi (autoctoni e internazionali) che sulle colline della Vallagarina hanno trovato condizioni pedoclimatiche ideali.

Last but not least la linea Depero: omaggio al celebre esponente del Futurismo, molto conosciuto e apprezzato sul territorio nonché autore proprio del marchio SAV negli anni Cinquanta.

“L’abito non fa il monaco, ma…” crede che la veste con cui presenta i suoi prodotti giochi un ruolo fondamentale?

Crediamo che la qualità dei nostri vini sia la cosa più importante da salvaguardare e da migliorare di anno in anno, anche in prospettiva innovativa. Siamo altrettanto convinti che un prodotto non sia appetibile senza una veste adatta, immediata e di impatto.

Questo è il motivo per cui tutte le nostre linee hanno un packaging molto curato e diversificato proprio per distinguere i prodotti tra loro e permettere all’utente di poterli memorizzare e riconoscerli meglio. Ogni linea di prodotti ha una propria storia che vogliamo valorizzare e portare avanti.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

Per i rossi ricordiamo la 2015, mentre per i bianchi siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti con l’annata 2019.

Cosa direbbe ai giovani per avvicinarli al mondo della vitivinicoltura? Crede che il mondo del vino, debba “svecchiarsi”?

Il mondo del vino oggi è soprattutto appannaggio di una vecchia guardia che senza dubbio ha creato basi importanti e solide su cui costruire la vitivinicoltura delle prossime generazioni. Non crediamo tuttavia che il mondo del vino sia prerogativa della generazione senior, anzi…

Da qualche anno sempre più giovani si stanno facendo strada a tutti i livelli e in tutti i territori per dare voce a una filosofia produttiva che non cancella quanto è stato costruito finora, ma punta a rivisitare alcuni concetti in chiave più moderna, allineata ai nuovi trend e sicuramente più attenta alla sostenibilità.

È importante che il mondo del vino sia pronto ad accogliere queste “new entries” senza preconcetti per non spegnere il loro entusiasmo, bensì assumendo un ruolo di guida per poter insegnare i segreti del mestiere e tramandare le tradizioni tra generazioni al fine di non perdere un patrimonio vitivinicolo di grande valore.

In che percentuali lavorate sul mercato italiano ed estero?

Lavoriamo per oltre il 90% sul mercato Italiano.

Cosa pensa dei critici e dei giudizi delle guide?

Sono valutazioni e punteggi espressi da persone più che autorevoli e preparate nel mondo del vino e, in quanto tali, meritano tutta la nostra attenzione. Questo non significa modificare la nostra filosofia aziendale produttiva in funzione dei premi che potremmo ottenere.

Tuttavia, è innegabile che un prestigioso riconoscimento non solo ci gratifica e rende omaggio al nostro lavoro, ma rafforza la nostra identità e aumenta senza dubbio la nostra visibilità nel panorama vitivinicolo locale, italiano e internazionale.

Cosa pensa del biologico e biodinamico?

Abbiamo un rapporto costante e diretto con i nostri soci. È senz’altro uno dei nostri punti di forza. Abbiamo a disposizione un team di agronomi ed enologi molto esperti che forniscono consulenza ai nostri soci e si assicurano che i nostri parametri aziendali vengano rispettati a partire dalla vigna.

Questo per noi è importante non solo per ottenere uve sane e di qualità, ma anche per farci portavoce di un’agricoltura sostenibile che sia attenta e rispettosa della natura e dei suoi cicli. In quest’ottica e in linea anche con tutto il territorio trentino, ci avviciniamo progressivamente alla filosofia bio in campagna. Non tanto per una questione di certificazioni, quanto di morale etica per poter contenere al minimo il nostro impatto sull’ambiente.

Siamo convinti che ognuno possa dare il suo contributo per ridurre l’inquinamento, combattere le conseguenze più imminenti del cambiamento climatico e permettere alle nuove generazioni di continuare a coltivare uva in modo sano.

Il tappo: La scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino. Voi che sugheri usate?

Il tappo: La scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino. Voi che sugheri usate?

Attualmente stiamo utilizzando dei tappi in microgranina di sughero perché hanno una costanza qualitativa sia per quanto riguarda la conservazione del vino, sia per la completa ininfluenza sulla cristallinità aromatica del prodotto. Ogni anno comunque proviamo e sperimentiamo diversi lotti e tipologie di chiusure per fare nuove esperienze.

 

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