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Intervista con Zahar

Intervista con Zahar | Il Gusto Relativo

Zahar. SCRIVERE INTRODUZIONE.

Ci racconta, in breve, la storia della vostra azienda?

Da diverse generazioni la famiglia Zahar produce vino, dapprima per l’autosostentamento, poi per passione. Nel nostro territorio è tradizione aprire l‘Osmiza, un luogo dove servire il proprio vino accompagnato da salumi e formaggi. È proprio fra i tavoli dell’Osmiza che nasce l’idea di rendere la passione per il vino un vero e proprio lavoro.

Nel 2009 Mitja Zahar, ultima generazione, imbottiglia le prime cento bottiglie; nel 2014, sua moglie Tania Stefani rileva l’azienda e dà la sua impronta nuova e coraggiosa. Insieme decidono di rivoluzionare l’approccio agronomico eliminando completamente i prodotti di sintesi e mettendo in pratica i dettami dell’agricoltura biologica e biodinamica. Da sempre ci si è focalizzati sulla produzione di varietà autoctone sia per quanto riguarda il vino che l’olio.

Il significato del vostro logo aziendale?

Il nostro logo richiama, stilizzandola, la forma ad arco della cantina storica, quella dove Mitja ha iniziato ad imbottigliare. Lui stesso aveva scelto di valorizzare l’arco che custodiva le sue botti per le prime etichette, ed è a lui che abbiamo dedicato il logo odierno.

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda? A quanto ammonta la produzione annua?

L’uvaggio bianco Soncek è sicuramente uno dei vini che ci ritrae meglio. È una creazione di Mitja Zahar: è lui che si occupa di tutta la produzione in cantina e questo vino parla di lui. Complesso, radicato, rude.

Gli spumanti “Sara” e “Jalen” esprimono la nostra voglia incessante di sperimentare ed innovare. Vengono infatti prodotti secondo il Metodo Classico, non vi è poi sboccatura; i lieviti permangono così per molti mesi (almeno 18) e il vino è in continua evoluzione, proprio come noi.

Ad oggi produciamo circa 11.000 bottiglie l’anno.

“L’abito non fa il monaco, ma…” crede che la veste con cui presenta i suoi prodotti giochi un ruolo fondamentale?

Abbiamo scelto per i nostri prodotti un’etichetta semplice, perché crediamo che ad esprimersi debba essere il vino.
Quello che cerchiamo però di trasmettere è la passione, l’impegno e la dedizione che poniamo nella realizzazione di prodotti il più possibile legati alla natura, dove l’artificio umano fa solo da cornice. Il vino lo facciamo in vigna, più che in cantina.

Il marchio Bio in etichetta è solo il primo indizio evidente per comprendere tutto questo.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

L’annata 2016 è una di quelle che ci ha dato più soddisfazioni, ha regalato a tutti i vini qualcosa di inedito. Ne ha beneficiato soprattutto la nostra malvasia macerata, contraddistinta da una seducente rotondità.

Abbiamo notato una ciclicità qualitativa ogni cinque anni circa, per questo ci aspettiamo una vendemmia 2021 particolarmente vocata.

Cosa direbbe ai giovani per avvicinarli al mondo della vitivinicoltura? Crede che il mondo del vino, debba “svecchiarsi”?

Riteniamo che le nuove generazioni abbiano maturato una più profonda coscienza riguardo all’impatto ambientale che un certo tipo di produzione ha, di conseguenza molti giovani scelgono di avvicinarsi al mondo dei vini e più in generale a quello dell’agricoltura incoraggiando il rispetto per i frutti della terra.

In che percentuali lavorate sul mercato italiano ed estero?

Lavoriamo per il 90% sul mercato Italiano, abbiamo legami commerciali in sviluppo con l’Oriente e alcuni Paesi europei.

Cosa pensa dei critici e dei giudizi delle guide?

Rispettiamo e cogliamo insegnamenti, critiche ed elogi da tutti coloro che conoscono a fondo il mondo del vino e le particolarità del nostro territorio, poiché in grado di comprendere al meglio tutto quello che il calice di vino porta dentro di sé.

Come in tutti i settori, anche in quello vitivinicolo vi sono figure di dubbia credibilità, ma facilmente individuabili. In generale preferiamo critiche costruttive ad ipocrite lusinghe.

Cosa pensa del biologico e biodinamico?

Riteniamo siano pratiche utili alla realizzazione di prodotti strettamente aderenti alla natura, che ci permettono di escludere l’utilizzo di sostanze di sintesi potenzialmente nocive per la salute in campagna e favorire il naturale sviluppo dei vini in cantina.

Quest’anno abbiamo ottenuto la certificazione Biologica, a partire dall’annata 2020 tutti i nostri prodotti porteranno in etichetta il simbolo Bio. Scegliere queste pratiche ci ha anche permesso di riavvicinarci ai sistemi di lavorazione della campagna tradizionali, quelli delle origini, favorendo il lavoro manuale e l’utilizzo di attrezzature semplici. Abbiamo scelto l’imprevedibilità della natura, il profumo della terra, un sapore più autentico.

Il tappo: La scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino. Voi che sugheri usate?

Ci siamo sempre appoggiati ad un’azienda locale, ma di importanza internazionale, per l’acquisto dei nostri tappi. A partire dal 2019 abbiamo scelto di affidarci ad una nuova azienda che oltre a fornirci tappi di sughero di qualità di origine europea, presta attenzione alla sostenibilità, tema per noi rilevante.

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