Menu
VISITA IN CANTINA

Visita in cantina: Antonio Arrighi

Visita in cantina Antonio Arrighi

L’azienda agricola Arrighi nasce dalla forza e dallo spirito di Antonio Arrighi che sin dall’età di 14 anni, insieme al nonno, albergatore di riferimento nella zona di Porto Azzuro, comincia a percorrere i primi passi tra l’attività imprenditoriale legata soprattutto al forte legame con la sua terra. Fino agli anni ’70 l’azienda agricola faceva da supporto all’attività alberghiera della famiglia Arrighi e solo una ventina di anni fa Antonio decide di “mollare” l’attività di albergatore e dedicarsi a pieno regime alla produzione di vino … si fa per dire … si, perché Antonio è avventuriero ma razionale e prima di buttarsi a capofitto sulla produzione di vino inizia un lungo percorso di studio, ricerca e sperimentazione insieme al C.R.A. di Arezzo che lo vede assoluto protagonista nella sperimentazione di varietà alloctone che pochi potevano immaginare. Inizia, quindi, un percorso conoscitivo sul comportamento di vitigni come il Viognier, lo Chardonnay, il Tempranillo, il Syrah, il Manzoni bianco, il Nebbiolo ed il Pinot Noir, immersi nel microclima elbano e cullati dalla passione e la capacità di un solo uomo, un pirata: Antonio Arrighi! Oggi la superficie vitata dell’azienda agricola Arrighi è divisa per circa 1/3 con vitigni alloctoni: Chardonnay, Manzoni bianco e Viognier per i bianchi; Syrah, Sagrantino, Tempranillo per il rossi e 2/3 di vitigni autoctoni: Sangioveto ed Aleatico per i rossi, Biancone, Ansonica, Procanico rosa (clone del trebbiano toscano) e Riminese (vermentino) per i bianchi.

Le sperimentazioni, però, sono tali perché il risultato non si può teorizzare … bisogna provare! Abbandonati, quasi immediatamente, le ipotesi Pinot Noir (che arrivava a maturazione già alla fine di luglio) e Nebbiolo (che non maturava mai), vitigni che necessitano di una elevata escursione termica tra il giorno e la notte, il “comandante” Antonio comincia a concentrarsi sul Syrah (vitigno camaleontico per adattabilità) ed il Sagrantino, per i vitigni a bacca rossa; Viognier, Manzoni bianco e Chardonnay (altro camaleonte) per i vitigni a bacca bianca; Trovati gli ingredienti, ora, toccava solamente trovare la formula! Agricoltura? Tradizionale! Si, perché Antonio spiega che per un’azienda piccola come la sua (circa 7 ettari vitati) puntare sul biologico potrebbe essere rischioso, soprattutto in un territorio come l’Elba, a volte instabile dal punto di vista atmosferico. Vinificazione ed Invecchiamento? Antonio inizia con il legno ma sa già che sarà presto abbandonato perché cerca qualcosa di diverso, qualcosa che gli possa garantire la giusta microossigenazione – come succede con il legno – ma che non “attacchi” il vino con eccessi di terziari, in definitiva un recipiente che garantisca al vino di invecchiarsi correttamente ma che ne preservi tutti i caratteri primari. Detto, fatto!! Il tempo dell’anfora è giunto. Antonio, inizia, così, un nuovo processo di studio, questa volta incentrato sui recipienti in terra cotta e quindi sul loro “potere di invecchiamento nel vino”. Ricerca e passione, dunque, lo spingono nei pressi dell’Impruneta, nel piccolo distretto della terra cotta imprunetina e qui incontra i titolari della fornace Parisi, leader nella produzione di giare – fatte a mano – in terracotta.

Antonio ha ormai trovato la sua formula ma è tempo di metterla in pratica! Gli inizi sono piuttosto “sperimentali” e seguono due vie parallele: la prima (che porterà pian piano in disuso) è quella che prevede ancora l’uso di barrique e la seconda è, invece, strettamente legata all’uso dell’anfora. Proprio in questo periodo nascono prodotti dai “tagli improbabili”, uno fra tutti è l’uso del Tempranillo (vitigno autoctono Spagnolo) insieme al Sangiovese e successivamente la prima vera sperimentazione in anfora: il “tre S” (SSS – Sangrantino, Sangiovese e Syrah). Si parte, però, da un po’ più lontano … il 2011, forse, è l’anno della svolta perché il “tre S” si presenta come il primo vino, dell’azienda agricola Arrighi, che sintetizza il momento di “creatività” di Antonio, infatti metà è lasciato invecchiare in legno e metà in terracotta. Da quel momento in poi l’amore di Antonio per l’anfora diventa sempre più sincero … quelle caratteristiche varietali che rimangono vive, tannini catechici (quelli rilasciati dalla buccia e dai vinaccioli) decisi, acidità spinta e conseguente mantenimento del colore, erano proprio queste le caratteristiche che cercava Antonio e proprio nell’anfora le aveva trovate! Nel 2012, così, decide di completare il passaggio dalla botte all’anfora che da allora usa con passione e dedizione. Antonio, però, che è uomo sincero ed anche pragmatico, nonostante il piacere di studiare e sperimentare che no muore mai, aggiunge che oltre ai motivi prettamente tecnici, la scelta sull’anfora è ricaduta anche per questioni commerciali perché i recipienti di terracotta (nello specifico le anfore da vino) sono molto più semplici da ripulire, rispetto alle barrique, e decisamente più durature di un qualsiasi recipiente di legno. Dunque, non solo tecnica ma anche economia e gestione d’impresa (caratteristiche che se vuoi vivere facendo vino (buono!) senza per forza essere una holding miliardaria, devi avere)!

Le anfore usate da Antonio sono da 800 lt. e da 220 lt. provenienti dal distretto dell’impruneta, fatte a mano (a mano!!) dalla fornace Parisi ed usate principalmente per lasciare invecchiare il vino. In media i vini di Antonio rimangono tra i 18 ed i 24 mesi ad invecchiare e la scelta del tempo di invecchiamento – in Anfora – dipende (ovviamente) dal tipo di vino – e vitigno – e dall’esperienza di Antonio che ogni anno assaggia e giudica. Il Viognier, per esempio, è lasciato anche macerare – solo con un 20% delle bucce – in anfora, per un totale di 8 mesi; cosa diversa, invece, per i rossi i quali vengono lasciati macerare tradizionalmente in acciaio dato che la sperimentazione con macerazione in anfora, ci dice Antonio, non ha prodotto ottimi risultati: polifenoli che dopo un certo punto venivano “ricatturati” dalle bucce e fastidiose percezioni amarognole che non sparivano. Conclusa la macerazione in acciaio, dunque, viene portato solo il mosto fiore in anfora e lasciato invecchiare, in media, 4 mesi.

Abbiamo potuto degustare 7 vini dell’azienda agricola Arrighi ed ognuno ha piacevolmente raccontato qualcosa di diverso:

ANSONICA MATTANTO 2015 IGT – Ansonica 100% – Amarena e cieliegia matura, albicocca e frutta a polpa bianca molto matura accompagnate da spiccate note minerali. In bocca rotondo e pungente e la spiccata sapidità e fresca acidità rendono il vino estremamente piacevole da bere e ben equilibrato.

ERA ORA 2015 IGT – Chardonnay e Manzoni Bianco – Al naso fiori bianchi e frutta gialla quasi esotica ed un’accenno alla banana. In bocca leggera acidità e buona mineralità, rotondo e “piacione”. La metà di questo vino è invecchiato in barrique di rovere francese.

V.I.P 2015 IGT – Viognier 100% – Questo è uno dei vini di Antonio che invecchia ancora in botte. Il legno usato proviene dalla zona dello Chablis ed è rovere di secondo passaggio. Il vino si presenta con un sottofondo di vinaccia e sentori di fiori gialli, vaniglia e frutta bianca: banana in macedonia. In bocca la vaniglia è dominante e lascia una leggera velatura tra la lingua ed il palato molto piacevole; le parti dure sono principali rispetto alle morbide ma non eccedono e permettono al vino di essere ben equilibrato.

ILAGIÙ 2015 DOC – Procanico, Ansonica e Biancone – Al naso note minerali dominanti con qualche piccola sbavatura. In bocca, anche se più in retrolfattiva, ritroviamo un piacevole “retrogusto” di amarena. Frutti a polpa bianca accompagnano, dall’ingresso all’uscita, il vino in bocca. Duri e morbidi ben equilibrati con una leggerissima tendenza verso le parti morbide.

ISOLA IN ROSA 2015 IGT ROSATO – Syrah, Sangiovese, Sagrantino (mosti salassati) – Leggera speziatura verde e vinacce ancora troppo in evidenza accompagnano un forte sentore di fiori rossi in una soluzione alcolica. In bocca una punta di nocciola accompagna il vino in ingresso e lo rende molto piacevole. Duri e morbidi molto ben equilibrati. Un rosato da migliorare ma dal grosso potenziale.

SANGIOVESE 2015 – Sangiovese 100% – Al naso note di pasticceria secca e nota minerale/sapida insistente ma elegante. In bocca un po’ “opulento” con una punta di vaniglia in retrolfattiva; morbidi e duri, comunque, ben equilibrati con un tannino bilanciato e già elegante nonostante la sua giovane età.

TERRE ROSSO “SSS” 2012 IGT – Sangiovese, Sagrantino e Syrah (Anfora) – Ottime speziature, molta frutta surmatura e terra bagnata (quasi sotto bosco); pecca, anche in tal caso, di leggerissima “opulenza“. In bocca il tannino riempie ed asciuga senza aggredire troppo e la sua viva (vivissima) acidità lo sposta verso le parti dure ma come Antonio ci dice è un vino ancora giovane e di grande prospettiva. Cambierà davvero tanto!

SILOSO’ ELBA ALEATICO PASSITO D.O.C.G. – Aleatico 100% – Note minerali forti, sentori erbacei evidenti con punte di erba secca estiva; marmellata di fico, ciliegia ed albicocca. In bocca leggera velatura tannica con amorevole morbidezza fruttata che richiama marmellate di frutta rossa ed arancione. Ottimo bilanciamento e ottimo per abbinamenti con dolci elabani, carichi di sapori ma non eccessivamente carichi di zuccheri. Il pan ‘briaco è uno di questi.


Segue il servizio fotografico dell’azienda agricola Arrighi. Trovate anche la video degustazione del vino da tavola bianco non filrato.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Per continuare accetta l'informativa sulla cookie policy Dettagli

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close