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VISITA IN CANTINA

Visita in cantina: Polvanera

Un’espansione importante quella di Polvanera che nel cuore della DOC Gioia del Colle domina con i suoi cento ettari vitati.

Polvanera

Di Polvanera te accorgi subito. Non puoi sbagliare – nonostante la segnaletica verticale giochi a tuo sfavore…! È una di quelle aziende grandi, pronte per affrontare un po’ tutto, gestita da persone lungimiranti e senza la bramosia di potere.

Fare vino è il loro mestiere, farlo bene è la loro mission, la cortesia e la gentilezza il loro mood, l’esperienza la loro conoscenza, la famiglia la loro forza! C’è tanto in Polvanera. Tanta gente che lavora, tanta vigna da allevare, tante bottiglie da distribuire e tanta, tanta voglia di sperimentare (attendo con ansia il loro metodo classico!).

Tecnica e lavoro

Sono sincero: questi incontri mi piacciono! Mi piace sedermi (sotto un porticato pieno di bellissimi rampicanti) e degustare. Mi piace ancor di più se, nel mentre, arriva chi l’azienda l’ha costruita (così com’è oggi) e cominciare a discutere su cosa esprime un vino (dal mio e dal suo punto di vista), di cosa pensa l’uno e cosa pensa l’altro di una varietà piuttosto che di un tipo di trasformazione. Mi piace!

Mi piace la tecnica, mi piace l’analisi organolettica (a tratti spasmodica), mi piacciono i vitigni e le loro geometrie, i loro colori; mi piace sedermi ed ascoltare, farmi ascoltare e quando vedi che l’interesse è reale, capisci che il tuo lavoro vale! Aprezzo chi apprezza.

Filippo Cassano

Così, tra una degustazione e un’altra, con la gentilezza e professionalità di Dorella (che ci ha accompagnato per l’intera visita. Anzi, approfitto per ringraziarti: grazie mille, Dorella. La tua cortesia ed il tuo tempo sono stati fondamentali!), ho conosciuto Filippo, titolare ed enologo di Polvanera.

Abbiamo parlato ma prima ci siamo annusati… abbiamo capito ma prima sfoderato le armi… e poi, poi ci siamo seduti, abbiamo degustato e chiacchierato – tanto – del passato, presente e futuro del vino, come due amici, come due ricercatori, come due appassionati. Si, mi piace, mi piace così!

Abbiamo parlato con leggerezza, con consapevolezza e concentrazione, attenti a non dire entrambi fesserie perché quando ti accorgi che il tuo interlocutore è competente, ti organizzi, ti concentri e ti diverti come un matto.

Filippo mi è sembrato uno con le idee molto – ma molto – chiare. La sua fluidità sinaptica è manifesta! Lo era prima e lo è ora. Decide di scavare una cantina otto metri sotto terra (bellissima!) eppure rimane con i piedi sopra la terra! Niente legno! Pochi fronzoli! Quella cantina è (per ora) solo funzionale!

Non scende mai sotto i tredici gradi e non sale mai sopra i secidi, con un tasso di uidità che si aggira intorno al 70-80%. Una cantina che serve per cullare la ricchezza che possiede: i suoi vini!

Penso che orami sia abbastanza chiaro, Polvanera non fa legno. È una scelta di Filippo. Una di quelle consapevolezze che, nel tempo, ha maturato. L’esperienza e la passione per i suoi vitigni, in particolar modo per il Primitivo, lo hanno catturato! L’espressione dei sui vini, dunque, è varietale! Un’espressione, indiscutibilmente, mono-varietale!!

I vini

Nasce, così, la gamma di Polvanera. Una formazione enologica tutta mono-varietaleeccezzion fatta per il rosè, ma per questa tipolgia ha senso. Trasformazioni che spaziano dagli Charmat lunghi – fino all’imponente Primitivo da 17 gradi! Senza dimenticare le varietà autoctone come il Minutolo e il Bianco d’Alessano o la Verdeca che viene trasformat in orange.

Nessun blend.

Polvanera ha deciso così, di lavorare con le “sue” varietà, di custodirle e valorizzarle, di trasformarle con tecniche diverse ma sempre in purezza.

Allora vi propongo delle – lunghe – note di degustazione di questi vini che sono come i vecchi letti di una volta: tante tante coperte da scoprire! Aggiungo, inoltre, che siamo in presenza di vini che nella loro scheda tecnica riportano anche il residuo zuccherino. Sono tutti molto concentrati con tanto residuo dato da zuccheri, glicerine ed alcol. Divertitevi!!!

La degustazione

B • Spumante But IGT Puglia • Minutolo 12% vol.
Parte con una bella presenza di eteri (lo smalto prima di tutto); poi banana e caramella gommosa. In bocca è buono da masticare: con tatto spumoso e morbido. Bolla molto fine e spumosa. Chiude con una gusto-olfattiva di oliva e sale.

A • Spumante rosè Brut IGT Puglia • Primitivo 12.5% vol.
Parte in quinta! Fragola, ciliegia, gomma, polvere e foglia di olivo… perlamiseria ragazzaccio!!! Bocca molto molrbida e gommosa con i termini tattili del perlage che somigliano in tutto al “fratellino”.

BIANCO D’ALESSANO • 2019 12.5% vol.
Un bel frutto croccante accoglie l’olfattiva, a tratti acerba (una foglia di vite per intenderci), con sprazzi di dolcezza per merito del candore bianco della dama di corte: zucchero a velo. Un vassallo vestito d’arancia vira le molecole verso uno spruzzo più pimpante, tant’è che il giullare mandarino richiama l’attenzione subito dopo. Quella bocca concentrata, dolce e nevosa definiscono un sorso da nobildonna.

MINUTOLO • 2019 12% vol.
La verticalità di questo vino colpisce. Varietalità, terra e uomo fanno il resto! Iodio, alloro e banana matura aprono l’olfattiva che poi a riposo si “avvina” un po’. Una bevuta rotonda e molto morbida accompagnano un alcol sostenuto che osa senza vergogna. C’era una volta una pubblicità che recitava: «se non ti lecchi le labbra, godi solo a metà». Ebbene, leccatevi le labbra dopo aver degustato questo vino perché una piacevole nota amaricante gli da vigore e complessità.

VERDECA • Orange Wine • 2018 12.5% vol.
Un vino, forse, non del tutto “reale” ma dall’olfattiva prepotente… Balsamicità devastante! Con alloro, liquirizia, menta, fieno e peperoncino verde. Una bocca tesa seppur con un tatto rotondo. Un’astringenza piacevole ne certifica la macerazione e una retro-olfattiva carnosa – che ricorda anche l’albicocca cotta – ne allunga la persistenza aromatica.

ROSATO • 2019 12% vol. • Aleatico 40%, Primitivo 30%, Aglianico 30%
Un bel naso! Ciliegia, mirtillo e fragolina di bosco e poi una viola. In bocca è sempre morbido e piacevole da masticare; rimane gommoso ed abboccato. Ha tratti vegetali ma rimane molto piacevole e lungo il sorso.

POLVANERA 15 • 2018 15% vol. (senza solfiti aggiunti)
Un frutto stracotto, carnoso che ricorda un’amarena balsamica (liquirizia nera) mischiata ad una terrosità ematica. Bocca piena e carnosa con una concentrazione importante. Un tannino ancora in evoluzione e che incide principalmente sulle parti morbide della bocca. Un vino ancora troppo seduco con una gusto-olfattiva di caramellina gommosa.

POLVANERA 14 • 2017 14% vol.
Gomma, acqua, panna, frutto extra maturo ed un minimo di pepe nero. In bocca mi piace la sua succulenza con questa acidità matura (quasi dolce). Consistenze dominanti dal punto di vista tattile. Un tannino fitto che però deve farsi spazio tra le importanti morbidezze!

POLVANERA 16 • 2015 16% vol.
Un naso più ampio ed aperto, sintomo di un maggior equilibrio organolettico! Spezia e minerale si distribuiscono bene con alcol e balsamicità per una bella sensazione nasale frizzante. La parte di frutto concentrato e gommoso viene comunque fuori per ricordarci la potenza e la struttura del vino che stiamo degustando! La bevuta è molto più piacevole con una bella acidità che gli conferisce vivacità, frescezza, sostegno e longevità.

POLVANERA 17• 2016 17% vol.
Un’olfattiva molto piacevole. Frutto concentrato, gomme, balsamicità – da alloro – e piccantezza che si incesta bene con un alcol che non picchia troppo (nonostante i sui 17 gradi). Una bevuta piccante e concentrata ma, in tal caso, ben controbilanciata da una fresca acidità succulenta e dal tatto spumoso. Durezze che si appoggiano, poi, su di un tanino fitto e abbastanza preciso. Orgnolettica assolutamente equilibrata nella sua potenza. Ti lascia con un calore che ti riscalda nima e corpo!!

 

Tutte le nostre visite in cantina.

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