Intervista con Cantine Guidi 1929


L’intervista a Nicola, figlio di Avio Guidi che oggi insieme a suo fratello Giacomo e papà Avio porta avanti l’azienda di famiglia: Cantine Guidi 1929

Ciao Nicola, ci racconti, in breve la storia della tua azienda? Cantine Guidi è l’azienda della tua famiglia, dunque quali sono i pro ed i contro di un’azienda a conduzione familiare e cosa significa per te azienda a conduzione familiare?

La famiglia guidi da ormai 4 generazioni si occupa di vino e “vive” grazie a questo. È molto importante per noi far sapere questo, perché fa parte del nostro background e del nostro imprinting. Era il 1929 quando il nostro bisnonno Carlo iniziò l’attività di commerciante di vino. Dopo la guerra, prima Odoardo e poi i suoi figli, Aldo e Avio (nostro padre) hanno portato avanti l’attività di famiglia e lo sviluppo delle aziende e della produzione vinicola in Toscana. La nostra è un’azienda abbastanza grande ma non grandissima. Oggi essere un’azienda familiare per me vuol dire essere partecipi a 360 gradi delle scelte aziendali, essere impegnati sempre e farsi carico di tutto: oneri ed onori!

Non basta esserne proprietari per dire “azienda familiare”. Cantine Guidi è cresciuta di padre in figlio da 4 generazioni e spero che tra anni ci saranno i miei figli e quelli di Giacomo a portare avanti il nostro lavoro ed il nostro “messaggio”; mi piace pensare che quello che facciamo non abbia una scadenza ma venga poi portato avanti e migliorato, nel rispetto della nostra terra e delle nostre tradizioni. I punti negativi sono molto personali: non si stacca mai, sempre pieni di lavoro, non si può dire di no e questo è difficile ma bisogna imparare a conviverci.

Il significato del vostro logo aziendale?

È la nostra firma, la nosta faccia, la nostra garanzia, perché tutto nasce e viene dalla famiglia.

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda? A quanto ammonta la vostra produzione annua?

Oggi con circa 50 ettari in produzione tra San Gimignano e il Chianti Classico la produzione é ampia. I nostri vini piu significativi sono la Vernaccia di San Gimignano, il Chianti Classico, il nostro Chardonnay e speriamo lo diventi anche Ruggente.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

Sembra scontato ma il 2015 è stata la migliore annata che mi ricordi e non solo perche sono abbastanza giovane!

L’azienda in che percentuali lavora sul mercato italiano ed estero?

40% italia 60% estero

Cosa pensi dei critici e dei giudizi delle guide?

Grande stimolo! Le guide non sono tutte uguali, ricordo ancora l’emozione della prima volta sul Gambero Rosso. Comunque stimolo e spunti ma le aziende devono seguire la loro strada.

Cosa ne pensi del biologico e biodinamico?

Non credo negli assoluti e nella categerozzazione di un “modo di fare”. Ritengo, invece, che la sostenibilità energetica, in primis, ma anche economico-culturale sia la chiave per aprire le porte del futuro. Ad esempio, per quanto mi riguarda, “allegerirei” le bottiglie.

Il tappo: la scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino, voi che sugheri usate?

Il sughero naturale, per noi, é fondamentale e non possiamo farne a meno. La poesia di stappare una bottiglia, la paura che il sughero sia malato, rende ogni storia magica. I tappi a vite non fanno per noi. Per non parlare dei vantaggi legati alla micro-ossigenazione che il sughero ti garantisce.

Abbiamo avuto modo di degustare il Ruggente e ci ha colpito molto. Ci puoi raccontare la nascita di questo vino? A chi è venuta l’idea? Come e quando è nato? Perché lo avete prodotto? quali sono state le idee del vostro enologo? A voi piace il risultato? Perché il sangiovese e non un vitigno cosiddetto “internazionale”?

Nasce da una mia idea e di Giacomo (mio fratello). Avevamo l’esigenza di avere un vino che si distinguesse dalla struttura del Chianti, volevamo crearlo ed in qualche modo rinnovare il gusto, renderlo, appunto, più “internazionale”. La scelta del Sangiovese è stata netta e decisa, perché non ci interessava un blend internazionale, lo ritenevamo qualcosa di visto e “ribevuto”. Crediamo che la viticoltura e l’enologia Toscana debbano saper rispettare la tradizione ma anche innovarsi e questo, quindi, è stato il nostro obiettivo. Il nostro enologo ci ha appoggiato e supportato, ci consiglia ed instrada sulla “retta via” con le sue capacità tecniche ma quello che mi preme dire è che i nostri vini sono frutto della nostra storia ed idea di gusto.

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