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INTERVIEW

Intervista con La Pietra del Focolare

Intervista La Pietra del Focolare | Il Gusto Relativo

La giovanissima Linda è la figlia di Laura e Stefano Salvetti, proprietari di La Pietra del Focolare. In questa intervista appassionata ci racconta la storia dell’azienda, dalla nascita del nome all’amore per il territorio.

Ci racconta, in breve, la storia della vostra azienda?

La Pietra del Focolare è una realtà di nicchia sita nel panorama enoico della Liguria di Levante, al confine con la Toscana, nella DOC dei Colli di Luni. Correva l’anno 1995, io sarai nata l’anno successivo, era una fredda notte d’inverno ed i miei genitori Stefano e Laura stavano seduti con un calice di vino bianco davanti al focolare acceso. Quella sera nacque una poesia che diede il nome alla nostra Azienda:

“Il focolare trasmette alla pietra il suo calore, il sole irraggia la vite e dona ai grappoli il colore, il vino trasmette l’animo di chi l’ha creato a chi lo sa gustare e le genti tutte fà cantare…”

Da sempre i nostri nonni, le cui origini trovano storia nella mezzadria ottocentesca, coltivavano la vite e facevano il vino, “il vin bon”, come lo chiamava in dialetto mia nonna Giovanna, dolce e frizzante. Proprio dai valori di dedizione e determinazione trasmessi da loro, insieme al grande amore per la natura ed alla passione per la viticoltura, i miei genitori hanno imparato l’arte della potatura e della vinificazione.

Negli anni, La Pietra del Focolare si è distinta tra le eccellenze dei Colli di Luni, producendo da sedici vigneti, dove lavoriamo per lo più a mano – allineati in quadri irregolari o in strette terrazze e disposti tra i 50m e i 270m d’altitudine sul livello del mare – vini tradizionali e autentici che rispecchiano tipicità e tradizione enoica del territorio ligure.

Il significato del vostro logo aziendale?

La nostra famiglia è l’essenza stessa dell’Azienda ed il logo la sua rappresentazione. Mio padre Stefano è “la pietra”, mia madre Laura è “il focolare” e io, Linda, il calore che lo riscalda. Il sole rappresenta quel caldo sole della Liguria che riscalda le viti, i pensieri e le parole. Si trova a destra dell’etichetta perchè si rifà alla filosofia orientale dell’asimmetria in contrasto con la centralità delle cose.

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda? A quanto ammonta la produzione annua?

Produciamo circa 30.000 bottiglie all’anno.

Il Vermentino è il principe indiscusso della nostra Azienda ma produciamo anche due vini rossi, un passito e un vino in anfora, per un totale di sette etichette sul mercato. E ognuna di esse rappresenta un florilegio di ricordi, persone e luoghi.

Solarancio è il primo vino che abbiamo prodotto e forse quello a cui siamo più legati, ancora oggi punto di riferimento della nostra Azienda. È nato nel 1997 come Vermentino dei Colli di Luni Doc. Una sera al tramonto i miei genitori mentre passeggiavano tra i vigneti in Sarticola, videro un bellissimo sole tramontare sul mare al di là delle colline, dalle sfumature di un arancione cangiante. In quel momento nacque Solarancio.

“L’abito non fa il monaco, ma…” crede che la veste con cui presenta i suoi prodotti giochi un ruolo fondamentale?

Credo che sia molto importante per ogni Azienda trovare la propria identità e filosofia e cercare di esprimerla attraverso i propri vini. Nella vita tutti siamo stati attori e spettatori di fronte ad un palcoscenico. Tuttavia, dobbiamo ricordarci sempre di quello che siamo dietro le quinte e per quanto ci riguarda, noi siamo pur sempre dei contadini, sia di fronte alla vite che ad un pubblico di sommelier.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

Ogni annata è caratterizzata da peculiarità uniche. In vent’anni le annate che per noi si sono distinte per la loro eccellenza sono state la 1997 – di cui abbiamo ancora 2 bottiglie in Cantina, conservate per un’occasione speciale – 2013, 2017 e l’annata corrente 2019.

Cosa direbbe ai giovani per avvicinarli al mondo della vitivinicoltura? Crede che il mondo del vino, debba “svecchiarsi”?

Io ho solo 23 anni e sulla base dei miei studi e delle esperienze fatte fino ad ora, consiglio di studiare e viaggiare tanto, sia all’estero che in Italia, di perdersi anche un po’ per ritrovarsi con una maggiore consapevolezza, soprattutto in un mondo dove oggi è facile spostarsi.

La viticoltura non è per tutti. Richiede tanta passione ma anche tanto lavoro e una buona dose di esperienze e conoscenze. Il mondo del vino secondo me è senza tempo, per questo la tradizione deve continuare ma in armonia con visioni nuove e giovani.

In che percentuali lavorate sul mercato italiano ed estero?

Il nostro riferimento è sicuramente il mercato italiano, anche se abbiamo incrementato le vendite in alcuni stati dell’America e in Europa. L’Asia è sempre molto lontana ma ci piacerebbe far conoscere i nostri Vermentini anche in Cina e in Giappone.

Cosa pensa dei critici e dei giudizi delle guide?

Le guide eno-gastronomiche, che seguono un certo criterio di giudizio, sicuramente possono essere dei punti di riferimento sia per i novizi che per i grandi appassionati di vino. Come Azienda Vinicola non ci siamo mai focalizzati troppo sui punteggi, preferendo arrivare al consumatore finale sulla base del proprio gusto personale e non su quello di pochi.

Cosa pensa del biologico e biodinamico?

Due correnti di coltivazione molto interessanti e antiche. Credo che i risultati però si possano vedere solo dopo molti anni di pratica, solo allora un’Azienda può davvero definirsi biologica o biodinamica. Inoltre non tutti i terreni e le esposizioni sono adatti alla viticoltura biologica: bisogna adattarsi alla vocazione della zona. La nostra viticoltura è tradizionale ma da sempre lavoriamo in modo ecosostenibile sia in cantina che in vigna, lasciando, dove possibile, i terreni inerbiti, praticando il diserbo meccanico e lo sfalcio e facendo solo trattamenti biologici.

Il tappo: La scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino, voi che sugheri usate?

Il tappo è importante per l’invecchiamento del vino. Per i Vermentini di punta e sui vini rossi longevi, utilizziamo sughero spagnolo prima scelta, con cernita fatta mano. Per gli altri vini che produciamo, abbiamo fatto una scelta anche a sostegno dell’ambiente: il brevetto Nomacorc, un tappo vegetale bio, per cercare di contribuire all’uso minimo del sughero che sta venendo a mancare nel mondo

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