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INTERVIEW / FEATURED

Intervista con Fattoria di Monticello

Intervista Fattoria Monticello | Il Gusto Relativo

In questa intervista, la squadra di Fattoria di Monticello ci illustra con passione la propria realtà vitivinicola.

Ci racconta, in breve, la storia della vostra azienda?

Sin dagli anni ’50 la famiglia Scassini si impegna nel settore agricolo e zootecnico, ma la produzione vitivinicola assume un ruolo significativo nel 2008. In quell’anno, il titolare di Fattoria di Monticello, Giorgio Scassini, acquisisce ulteriori terreni dislocati nelle zone collinari di Massa Martana (PG) e San Venanzo (TR), annettendoli ai 500 ettari di proprietà aziendale.

Nel tempo, con l’accrescersi della passione nella produzione di vino, agli ettari già impiantati sono state aggiunte ulteriori superfici destinate alla viticoltura, fino ad arrivare agli attuali 20 ettari totali. I nuovi impianti riguardavano le varietà autoctone, espressione irrinunciabile del nostro territorio, come il Grechetto e il recentissimo Trebbiano Spoletino. Queste sono andate ad affiancare le varietà internazionali già presenti, quali Pinot Nero e Cabernet Sauvignon, collocati nell’area vulcanica di Ripalvella – San Venanzo.

Proprio qui, nel 2015, è stata realizzata la nuova cantina, una struttura moderna ed attrezzata per accogliere tutto il processo produttivo del vino.

Il significato del vostro logo aziendale?

Un casale di campagna, tipico del nostro territorio umbro, rivisitato in stile moderno. La mezzaluna di color rosso (che noi chiamiamo “Rosso Monticello”) ci ricorda invece un calice di vino.

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda?

Prima di tutto, ci piace sempre specificare come la nostra cantina sia un connubio tra autoctono e internazionale, risultato dell’incontro tra varietà e territori caratterizzati da una propria e ben distinta “personalità”, che si rispecchia nella qualità e nell’identità stessa dei vini prodotti.

È per questo che, se dobbiamo scegliere, i vini che pensiamo ci rappresentino di più sono il Grechetto Ginestrello, per l’irrinunciabile legame che abbiamo con il nostro territorio, e il Pinot Nero Ponetro, che da sempre si (e ci) contraddistingue per la sua intrinseca e rara particolarità di essere un Pinot Nero prodotto in Umbria, da terreno di origine vulcanica.

“L’abito non fa il monaco, ma…” crede che la veste con cui presenta i suoi prodotti giochi un ruolo fondamentale?

Sì, teniamo molto alla veste dei nostri vini. È per questo che 3 anni fa abbiamo deciso di rivedere tutta la nostra linea, creando delle nuove etichette, scegliendo nuove bottiglie ed in generale personalizzando sempre di più l’estetica dei nostri prodotti.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

Data la relativamente giovane età dell’azienda, possiamo ritenere che la nostra miglior annata sia stata la 2017. I nostri vigneti sono posizionati ad altitudini maggiori di 500 mt. s.l.m., in zone ventilate e soggette ad una elevata escursione termica tra il giorno e la notte. Queste condizioni hanno fatto sì che le uve non risentissero assolutamente del clima secco e caldo di quell’anno. Sono quindi arrivate in cantina in perfette condizioni e hanno dato vita a vini davvero interessanti.

Lo stesso scenario si è ripetuto anche nel 2019, motivo per cui possiamo pensare che anche questa annata sia una fra le nostre migliori.

Cosa direbbe ai giovani per avvicinarli al mondo della vitivinicoltura? Crede che il mondo del vino, debba “svecchiarsi”?

Diremmo che è un mondo affascinante, da seguire con passione, determinazione e innovazione. È grazie a loro che possiamo portare avanti la straordinaria storia del vino, continuare a coltivare le viti e a trasformare l’uva in vino. Sappiamo tutti che dietro ad una vite vecchia c’è un’ottima uva che rispecchia le nostre tradizioni, ma crediamo che questa vite possa essere accudita con dedizione anche da mani giovani, rispettose di questo enorme patrimonio e consapevoli dell’onore e della responsabilità che la sua conservazione comporta.

Siamo assolutamente convinti che la storia e la tradizione del vino debbano essere conservate e che questo patrimonio sia anche in mano ai nostri anziani, ma ciò non implica che i giovani non possano aggiungere un loro contributo. Il nostro team è infatti principalmente composto da giovani, che quotidianamente apportano una visione smart e innovativa a delle basi già solide, costruite sull’esperienza e sulla territorialità.

In che percentuali lavorate sul mercato italiano ed estero?

85% italia – 15% estero, in espansione

Cosa pensa dei critici e dei giudizi delle guide?

Quando il giudizio è imparziale e oggettivo, sono uno strumento valido. Siamo convinti che sia i giudizi positivi che quelli negativi siano sempre costruttivi e stimolanti. Per tale motivo ogni anno non manchiamo di inviare le nostre campionature. È proprio grazie al giudizio di chi degusta che si possono apportare cambiamenti e miglioramenti al proprio vino, cercando di avvicinarci al “modo di bere” di oggi, che è in continua evoluzione.

Le guide promuovono la conoscenza del vino, di conseguenza possono aiutarci a farci conoscere, non solo dal mondo commerciale, ma anche dal consumatore appassionato; per questo, ci piacerebbe trovare molte più guide all’interno dei locali e nelle case degli eno-appassionati.

Cosa pensa del biologico e biodinamico?

Siamo fermamente convinti che il vino debba essere prodotto partendo da un’uva sana e crediamo che questo risultato possa essere ottenuto non solo applicando protocolli di gestione biologica. Fattoria di Monticello ha deciso di fare sua una gestione eco-sostenibile dei vigneti, garantendo la vitalità e la longevità della pianta e portando in cantina delle uve estremamente di qualità.

Rispettiamo i tempi di carenza, che anzi manteniamo ben più ampi di quelli dichiarati in etichetta, perciò non troveremo sostanze residuali nell’uva e quindi neanche nel vino. Per noi è possibile portare avanti una viticoltura che rispetti l’ambiente e il consumatore anche con procedure eco.

Il tappo: La scelta del sughero è fondamentale per il mantenimento del vino, voi che sugheri usate?

Usiamo tappi in sughero nella chiusura di tutti i nostri vini; il sughero è tradizionalmente la miglior soluzione, è naturale, riciclabile e rinnovabile. Il monopezzo in sughero naturale è la scelta per i nostri vini più complessi e dove è necessaria una evoluzione che può prolungarsi in bottiglia per diversi anni; è il caso di Ponetro, Salomone e Mi’Chicco.

Per gli altri vini usiamo sughero microgranulato: è un tappo di qualità e affidabile, perfetto per vini che avranno una permanenza in bottiglia corta o media (1 – 4 anni).

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