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EDITORIAL

La degustazione

cos'è la degustazione | Il Gusto Relativo

Perché gustare quando si può de-gustare?

Presentare un vino

Pochi giorni fa, rispondo, come solitamente si fa tra le interazioni social, ad un post di un appassionato di vino il quale chiedeva quale fosse il miglior approccio per presentare un vino, degustandolo.

In tutta onestà non lo so!

Le variabili dell’equazione sono troppe e troppo aleatorie. Il pubblico eterogeneo, il tipo di trasformazione, le caratteristiche più o meno interessanti del territorio, l’organolettica più o meno complessa dei vini… e così via.

Insomma è un gran casino. Tali premesse portano inevitabilmente il degustatore ad usare un approccio del tutto personale, concentrandosi su quelle che sono le parti più caratteristiche e caratterizzanti non solo il vino ma anche la degustazione in sè.

Sinceramente, ancora una volta, pur cercando una spiegazione razionale alla domanda di partenza, è venuto fuori un pensiero, forse, ovvio e a tratti anche un po’ confuso ma è quanto di meglio sia riuscito ad elaborare. Eppure…

Perché gustare quando si può de-gustare

Pur non conoscendo un modo migliore o per meglio dire il modo migliore per presentare un vino, c’è una questione che va oltre tutte le altre, che supera ogni preconcetto, che non è nè giusta nè sbagliata, che non dipende da altri fattori se non quelli definiti dai propri sensi organolettici: la degustazione!

In fin dei conti, “de-gustare” bendati oppure consapevoli di ciò che si sta assaggiando, conoscere il produttore o non sapere nemmeno che faccia abbia, identificare il territorio invece che non avere la più pallida idea di come ci si arrivi – in quel territorio – non fa alcuna differenza!!

Non la fa perché, semplicemente, è uno “sporco” lavoro di sensi. Si tratta di descrivere il vino usando una diversa grammatica. Sì perché, partendo dallo stesso alfabeto le derivazioni grammaticali possono essere di diverso tipo, inoltre con le stesse regole grammaticali si possono definire costrutti linguistici semanticamente equivalenti… eppure mai uguali!

Alla fine si tratta di fare associazioni. Si tratta di usare una grammatica asscociativa la cui semantica non è altro che un percorso di stimolazione organolettica diretta o indotta. Alla fine si tratta di stimolare per capire, di servirsi dei propri sensi per viaggiare tra le molecole del mondo, di stimolare il proprio cervello per rendere tutto più bello, più affascinante!

Quindi perché raccontare, perché gustare, quando si può sempre, incondizionatamente, visceralmente, organoletticamente: de-gustare!

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