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Finisce il Vinitaly 2015 la massima espressione dell’arte del vino in Italia, la massima espressione del vino Italiano nel mondo, la massima espressione del mondo che ama il vino in Italia, la massima espressione del vino… Rossi, bianchi, rosati, passiti, bollicine, DOC, DOCG, DOP, IGP, un tripudio di colori un tripudio di sapori, un tripudio di sigle e disciplinari (vecchi e nuovi), un “casino” di gente, buyer appassionati da tutto il mondo, in una parola: Italia. Fiere come il Vinitaly, prima ancora di raccontare ed esporre quello per le quali sono state create, mettono in luce quanta forza ancora ha il “vecchio stivale” e quali sono le forze del “vecchio stivale”, di questa povera Italia ridotta a fare l’elemosina all’Europa, peraltro invisibile se non che sulle cartine di un vecchio Atlante geografico, per qualche decimo di PIL (Puttanaio Indicativo Lassativo). Il Vinitaly è difficile da
raccontare ma sarebbe stupido non farlo, quindi, anzitutto, invitiamo i lettori – appassionati – a fare visita, se non ancora lo hanno fatto, al Vinitaly l’anno venturo ma per ora il lettore dovrà accontentarsi di una breve e “personale”cronistoria del Vinitaly 2015. Il percorso del nostro team è stato molto personale, rapido e in qualche caso anche un po’ caotico ma, caro lettore, quando avrai il piacere di trascorrere (e te lo auguriamo) una giornata al Vinitaly capirai che sbagliare, lì, è questione di virgole, in particolare se la “gita” tra i padiglioni dura solamente un giorno.

In tutti i modi: ore 9:15 accredito stampa, ore 9:30 ingresso in fiera, ore 9:45 dopo un’attento studio topologico delle carte, via verso il primo padiglione che ovviamente non poteva non essere la “nostra” Toscana, un saluto agli amici, niente assaggi (per il momento), qualche foto all’imponente “padiglione viola” e via verso un’altra regione: il Piemonte; Il team ha deciso di iniziare dall’alto, dalla classe dei vini Piemontesi, dall’eleganza del nebbiolo e quindi giù con i vari Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Barbera e Barolo. Un paio d’ore nel padiglione del Piemonte e via verso una nuova meta: il Molise. Il Molise … ? Ma siam pazzi … ! Perché il Molise esiste .. ? Ebbene sì, il Molise esiste ed esiste anche il loro vino! Anche qui un po’ di public relation, peraltro tra un’atmosfera di festa grazie allo stand Lucano che animava l’intero padiglione (Molise, Basilicata, Marche, Sardegna, Umbria, Veneto) con musiche e balli Mediterranei, e via con gli assaggi: Cantine Salvatore, Cantine Cieri, Cantina San Zenone e Claudio Cipressi Vignaiolo, tra Tintilia (il vitigno autoctono molisano) e Rosso del Molise (con base Montepulciano) questa regione, priva del suo rappresentante più illustre che va sotto il nome di Di Majo Norante, “si comporta molto bene” presentando vini potenti, tra Aglianico e Montepulciano ma non troppo eccissivi (come i caratteristici vini del sud Pugliesi, Calabri o Siciliani) accompagnati dalla più elegante Tintilia che pur soffrendo ancora di qualche “difettuccio” di gioventù si presenta come uno dei vini più interessanti nel panorama Italiano ancora in “letargo”.

Altro giro altra tappa; dal padiglione sette, muovendoci con aritmetica modulare a cinque, via verso il padiglione “due”: la Sicilia che per il nostro team non poteva mancare. Il team, qui, si è concentrato sui vini della zona dell’Etna intrattenendo, oltetutto, interessanti discussioni con diversi produttori; tra questi c’è stato Rosario Puglia – Don Saro – un uomo coraggioso un testimone di giustizia, uno che ha deciso di combattere per la propria libertà e anche per le proprie idee – come nel caso dei vini che produce – uno che la prima cosa che ha voluto sottolineare è stata quella di non essere un eroe, uno la cui cortesia è la regola non l’eccezzione, uno che produce vini e lo fa con una  leggerezza, con un amore e con una professionalità (grazie anche all’auito del proprio enologo) d’altri tempi. In tutti i modi, un saluto ed un in bocca al lupo a Don Saro, con la promessa di poterci rivedere ed approfondire la conoscenza della sua cantina e dei suoi prodotti, il tour attraverso i padiglioni continua.

La giornata è quasi finita ma il team deve ancora fare una “orizzontale” di Nobile di Montepulciano prima di lasciare Verona … duque, retromarcia e via di nuovo verso il “padiglione viola”!! Toccata e fuga allo stand di Bibi Graetz (che tra le altre cose “spacca di brutto” con le sue etichette) e sotto con il Nobile di Montepulciano. Caro lettore, forse, sei ancora confuso, forse non hai ben chiaro cosa ti aspetta o forse si …  ma certamente il tour del nostro team, che predilige sempre il contatto diretto con il produttore piuttosto  che le tristi stanze di degustazione, è stato avvincente, entusiasmante e ricco, ricchissimo, di sapori, profumi e colori di un’Italia  forte, di un’Italia che non molla, di un’Italia che è la regina nell’arte della vitivinicoltura (con oltre 200 specie differenti di vitigni) e, quindi, caro lettore, se vuoi farti un giro, se vuoi conoscere qualcosa della tua terra che non ancora conosci, sicuramente ci incontreremo al Vinitaly 2016 perché il gusto è relativo e non devi giudicare o sentirti un “profano del vino”, devi semplicemente apprezzare ed assaporare la richezza della nostra terra, il petrolio d’Italia: il Vino!

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