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Intervista con Bajaj

Intervista Bajaj | Il Gusto Relativo
ITEN

Conosciamo Adriano, giovane e appassionato proprietario di Bajaj. Irriverenza e curiosità rendono i suoi vini… delle bombe!

Ci racconta, in breve, la storia della vostra azienda?

Bajaj è nata come azienda agricola con la produzione di grano e l’allevamento di mucche, polli e conigli. Mio padre Giovanni ha assunto la proprietà e avviato la coltivazione di diverse varietà di frutta e verdura, oltre alla produzione di vino.

Sono entrato a 25 anni, apportando la mia grande passione per il vino e il desiderio di innovare e sperimentare… anche perché mio padre non beve! Tuttavia, la tradizione vitivinicola della nostra azienda inizia nel lontano 1670, l’anno in cui compare per la prima volta il nome della nostra famiglia.

Ci racconti la storia del vostro nome?

Il termine “Bajaj” deriva dal dialetto piemontese “bajè” che significa “sbadigliare”. L’utilizzo del termine “bajaj” deriva dalla tradizione molto diffusa nella nostra zona di dare un soprannome distintivo alle famiglie. Nel nostro caso, gli anziani del paese raccontano che la famiglia Lenoris (la famiglia materna di Giovanni) veniva chiamata così perché i suoi componenti erano persone tranquille, grandi lavoratori ma anche festaioli! Anche l’origine della famiglia è curiosa: i nonni di Giovanni ed Elio erano due orfani, la cui provenienza rimane tuttora un mistero…

Quali sono i vini che rappresentano meglio la vostra azienda? A quanto ammonta la produzione annua?

I nostri vini più rappresentativi sono senza dubbio le due denominazioni del territorio: il Roero Arneis DOCG e il Roero DOCG. Due vini che parlano del territorio e della nostra storia. Impossibile poi non menzionare le trasformazioni in anfore di terracotta: il Prometheus, un 100% Arneis con trasformazione orange e il Pandorae Vas, 100% Nebbiolo.

Produciamo annualmente 15.000-20.000 bottiglie.

“L’abito non fa il monaco, ma…” crede che la veste con cui presenta i suoi prodotti giochi un ruolo fondamentale?

Facciamo dell’estetica delle nostre bottiglie una questione di coerenza tra quello che facciamo e ciò che comunichiamo.

Qual é stata l’annata migliore per i vostri vini?

L’annata migliore di un vino dipende sempre dal momento in cui la bevi. Un produttore più conosciuto di me (Josko Gravner) dice che “quando un vino è pronto, te lo dice lui stesso”.

Cosa direbbe ai giovani per avvicinarli al mondo della vitivinicoltura? Crede che il mondo del vino, debba “svecchiarsi”?

Il mondo del vino non ha bisogno di crescere, ma deve imparare a comunicare. Le vecchie generazioni credevano che bastasse produrre un vino eccellente per vendere. Ma oggi sappiamo che questo non basta. Puoi produrre il vino migliore al mondo, ma se non sai come posizionarti sul mercato non ne venderai neanche una bottiglia.

In che percentuali lavorate sul mercato italiano ed estero?

L’80% del nostro lavoro è nel mercato italiano, di cui il 75% è rappresentato dal consumatore finale. Crediamo fortemente nella vendita diretta, anche come opportunità di “educare” il consumatore al mondo del vino.

Cosa pensa dei critici e dei giudizi delle guide?

So che non è molto educato, ma rispondo alla domanda con un’altra domanda. Come è possibile che ogni anno nelle guide si ripetano sempre gli stessi nomi? È possibile che una ridottissima schiera di produttori si posizioni sempre tra i migliori? Credo che i confini tra interessi economici, sponsor, politica e giudizio oggettivo siano sempre più blandi… non aggiungo altro altrimenti mi becco una denuncia!>

Cosa pensa del biologico e biodinamico?

Potremmo stare a parlarne per tutto il giorno. Ho studiato e sperimentato il mondo della biodinamica, per giungere poi alla conclusione che “in medio stat virtus”, la verità sta nel mezzo. La mia è un’agricoltura di buon senso, nella quale sostenibilità economica ed ambientale vanno a braccetto.

 

Leggete l’articolo sulla Cantina Bajaj e guardate la nostra video-degustazione di Prometheus!

Today we meet Adriano, the young and passionate owner of Bajaj. Irreverence and curiosity make his wines… such bombs!

Can you tell us about your company?

Initially, we grew wheat and we owned a stable with cows, as well as other animals such as chickens and rabbits. Later, when my father Giovanni became owner, he began the cultivation of many different varieties of fruit and vegetables and the production of wine.

A new “shock” to Bajaj was given when I, Adriano, joined at the age of 25 with so much passion for wine and the desire to innovate and experiment … also because my dad doesn’t drink at all! The history in the world of wine of our winery, however, begins in 1670, the year in which, in the wine registers of the time, the name of our family is noted.

What does your company’s name mean?

The word “Bajaj” derives from the piedmontese dialect “bajé” that means “yawning” , “dozing”. The use of name “Bajaj” comes from the tradition diffused in the area, of giving “nicknames” to the families to be distinguished. In this case, the elders of the village tell that the Lenoris family (maternal family of Giovanni) was called like this because it was composed by quiet people, working hard, but also singing and doing party if necessary!

Which wine represents best your company? How much is your annual wine production?

The most representative wines are surely our two territorial denominations: the ROERO ARNEIS DOCG and the ROERO DOCG. They are wines that speak of our lands and our history. In addition to these, I cannot fail to mention our products in terracotta amphora: the PROMETHEUS, an “orange wine” 100% Arneis and the PANDORAE VAS, 100% Nebbiolo.

We produce 15K – 20K bottles per year.

You can’t judge a book by its cover…” Do you think that the “cover” is essential for a wine?

It is not so much the choice of one “garment” rather than another, but the coherence between what we do and what we communicate.

I give an example: if I had bottles with very classic labels, I communicated an image of austerity on social networks and then you came to the company and found a boy in a tank top and flip flops, all tattooed who smiles at you …. you would think you were in the wrong place!

Which year was the best for your wine?

The best vintage of a wine always depends on the moment you drink it. A producer a little more famous than me says that “when the wine is ready, he tells you” (Josko Gravner).

What would you say to young people to connect them with viticulture world? Do you think that the world of wine needs to be “rejuvenate”?

The world of wine must not grow old, but learn to communicate. The older generations believed it was enough to make an excellent wine to sell. Today, of course, this is no longer the case. You can make the best wine in the world, but if you don’t know how to tell it, you won’t even sell a bottle.

In which percentage does your company work with Italian and foreign markets?

We work for 80% on the Italian market, of which 75% is represented by the final consumer. We strongly believe in direct sales in the company, also as a way to “educate” the consumer to the world of wine.

What do you think about the critics and the judgments of the guides?

It is not polite, but I answer with another question. Is it possible that, basically every year, there are always the same names on the guides? Is it possible that that handful of producers are always “the best”?
The boundary between monetary interests, sponsors, politics and objective judgments is very blurred… I don’t say more otherwise they report me!

What do you think of organic and biodynamic?

We could spend all day talking about this. I studied organic. I studied biodynamic and experimented with it. Then I came to the conclusion that “in medio stat virtus”, that is, virtue lies in the middle. I apply “common sense” agriculture where environmental and economic sustainability go hand in hand.

 

Read our article about Bajaj and watch our Prometheus video-tasting!

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